Piero Fogliati | Scolpire l'invisibile
Flashback 2023 (Torino Nov 2-5) - Monographic Fair Booth - Galleria d'Arte Niccoli + Lorenzelli Arte + Osart - Piero Fogliati | Scolpire l'invisibile
IL TORNIO E IL PENNELLO
«E’ all’inaudibile formicolio dei rumori del mondo, incapace di silenzio, che noi poniamo orecchio. Col risultato di tradurre l’esteriorità circostante nell’esperienza di un’interiorità circospetta. Come Leonardo, Fogliati ha una visione aurea ed armonica della mente umana. È il mio orecchio interiore, posto da qualche parte tra il mio cerebro e il mio spirito, che scava la sonorità dal silenzio».
Trini, in Piero Fogliati, i corni del dilemma, 1991
Nessuno è stato in grado di incarnare, così a lungo, lo spirito di un luogo come Torino al pari di Pier Virgilio Fogliati. Non foss’altro che per le origini – nato a Canelli (Asti) nel 1930 –, il suo lavoro ha saputo interpretare le istanze di un polo artistico e industriale coniugandole in direzione di un sogno personale e collettivo. Il fermento postbellico della Città sabauda, imperniato sulla produzione automobilistica, viaggia di pari passo alla ri-affermazione, in campo artistico, della poetica di Felice Casorati – che nel 1955 contribuirà con un quadro al lancio della Fiat 600 –, del secondo Futurismo torinese e dell’Informale internazionale, movimenti rilanciati dalla neonata Galleria Notizie di Luciano Pistoi.
L’Informale, il Futurismo, la macchina e l’industria; sono questi i punti di partenza di Fogliati, giovanissimo aiutante in un’azienda di riparazioni elettriche, impiegato dal 1950 in una carrozzeria, esordiente pittore nel 1957 alla Saletta Metro Cristallo di Torino. I suoi quadri di reminiscenza futurista e di impianto informale tradiscono il desiderio di “piegare” la luce, di superare l’idea di chiaroscuro pittorico per portarla sul piano scientifico e ottico. Egli non abbandona né il pennello né il tornio ma inizia un processo di assimilazione, rendendo l’uno l’altro e l’altro l’uno. Non è casuale il paragone con Leonardo citato in incipit da Tommaso Trini.

La ricerca scientifica diventa, allora, ricerca artistica: nascono così gli inganni ottici dell’Euritmia evoluente, delle Forme di buio, del Reale Virtuale, delle Successioni luminose o del Prisma meccanico. L’Automobile in corsa dipinta da Giacomo Balla nel 1913 diventa finalmente reale moto rotatorio davanti ai nostri occhi, del quale sentiamo il rumore del motore, apprezziamo l’ombra generata nello spostamento, ci inganniamo di vedere il doppio dell’oggetto o la sua scomposizione nelle forme e nei colori.
Allo stesso tempo, Fogliati è capace di portare a compimento l’idea di opera d’arte integrata all’ambiente promossa dall’Arte Povera in quegli stessi anni: con il progetto per una Città fantastica, l’artista di Canelli immagina una nuova estetica urbana capace di utilizzare gli agenti atmosferici e gli elementi naturali per produrre bellezza attraverso le sue invenzioni, come testimoniano i disegni dell’artista, da lui stesso chiamati Fissazioni per la dedizione e l’impegno messo nella realizzazione. Questa armonia con la città è tanto agognata da rendere sempre più antropomorfe le sue amate macchine che, dagli anni Novanta, iniziano a muoversi, a respirare perfino.
Scomparso nel 2016, il lavoro Fogliati non teme la prova del tempo, se non altro perché prima delle sue invenzioni, dovrebbe venir meno la nostra capacità di fantasticare.