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Felice Levini | Designing Chaos

Felice Levini. Progettare il Caos, Mattatoio di Roma (February 18th - May 4th 2025), Piazza Orazio Giustiniani 4 - Roma


Felice Levini | Progettare il Caos (Designing Chaos)

 

Felice Levini è stato fra i fondatori, nel 1978, dello spazio autogestito di S. Agata de’ Goti a Roma, nel quale arte, poesia e musica si sono alternate a baluardo di una libertà espressiva e culturale di reazione alla violenza del decennio Settanta. Nel tempo, Levini ha introdotto nel suo linguaggio l’attività performativa e la presenza umana.

Nonostante questa plurimedialità, il suo lavoro non smette di rimanere saldamente ancorato al fatto pittorico. Presente in due Biennali di Venezia - nel 1988 e nel 1993 – e in due Quadriennali romane – nel 1986 e nel 1996 –, ha varcato il Millennio continuando a trasmettere il senso profondo di una società di idoli caduti, che ironicamente tiene sul palmo di una mano con irriverente classicità. Pazientemente stillando la storia attraverso i suoi segni grafici, Levini racconta la presenza dell’uomo nel mondo, dalla preistoria a questo esatto secondo, mostrando una ciclicità complessa.

Levini Viviana

© photo by Viviana Berti

La mostra racconta oltre trent’anni di lavoro di Felice Levini, un artista allo stesso tempo eclettico e ortodosso, ma non è solamente questo.

Progettare il Caos manifesta la volontà progettuale utopistica di mettere ordine nel disordine per eccellenza: il Caos. Tornando all’etimologia greca di questo termine, che esprime un’apertura – ciò che è ‘spalancato’ – ci si rende conto che il titolo stesso è un calembour, un nonsense che racconta la corsa a vuoto del mondo contemporaneo, costantemente frustrata dall’impossibilità di raccontarsi in maniera ordinata, per categorie.

La mostra prende il titolo da due lunghissimi lavori omonimi a pennarello su carta (Progettare il Caos II/III, 2022-2024) nei quali l’artista sviluppa, senza soluzione di continuità, immagini iconiche dell’ultimo secolo di storia dell’uomo, ironicamente accostate talvolta per antinomia e talaltra per analogia. Pedissequamente realizzate in punta di pennarello, queste immagini tracciano la traiettoria sghemba dell’uomo moderno e dei suoi miti, spesso caduchi. I due lavori, dunque, rappresentano la summa del bagaglio iconografico dell’artista, con essi diventa possibile decifrare l’intero corpus delle opere esposte in mostra, realizzate dagli anni Ottanta sino a oggi.

Come in uno spettacolo di tragicommedia, l’ilarità è immediatamente smorzata dalla portata tragica dei soggetti (Gladiatore, 1989) e, viceversa, la serietà è miserabilmente compromessa per mezzo dell’ironia della quale sono intrisi (Domatrice di Pulci, 2003).

Non di rado, è lo stesso Levini a celarsi all’interno delle opere (Autoritratto feroce, 1992), attuando un meccanismo di camuffamento tipico dei maestri del Rinascimento, capace di far entrare l’artista nelle pieghe della storia per ri-raccontarla attraverso nuove chiavi di lettura. Uno sconfinamento che arriva fino alla terza dimensione, come nel caso del letto presente in Vittoria, opera esposta già alla Biennale di Venezia del 1988.

Confusi dal Caos della terra non ci si salva neanche alzando gli occhi al cielo: fra parà che diventano angeli, navi da battaglia e animali, satiri e ballerine, navigatori e cantanti, ci si può rendere, forse, conto che abbiamo perso da un pezzo le redini di ciò che siamo.

 

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