CCH | La poetica dell'innesco
Roma Arte in Nuvola (Nov 24-26) - Monographic Fair Booth - Galleria d'Arte Niccoli - CCH | La poetica dell'innesco
Quel che accade nella vita di tutti i giorni può colpirci sotto diversi aspetti: sul piano prettamente fattuale, su quello fisico, immaginifico oppure emotivo. Sono dei minimi dettagli ad attivare la nostra percezione, a colpirci nell’intimo; il punctum che Roland Barthes definisce ne La Chambre claire come «ciò che mi coinvolge». CCH utilizza, o forse subisce, questo coinvolgimento con il mondo circostante selezionandone intuitivamente gli episodi più o meno significativi e trasportandoli sul piano pittorico, scultoreo, installativo, facendone un’arte.
L’immagine innesca l’immaginazione, puro flusso incontrollato di stimoli poetici e visivi che si fissa nella mente dell’artista. L’intossicazione che l’artista contrae da questo gigantesco flusso indistinto di notizie diventa, ancor più fortemente nell’ultimo decennio di lavoro – con l’evoluzione tecnologica e social media –, un acceleratore del suo lavoro, quasi nel disperato tentativo di fermare il tempo per un secondo, di trattenere uno di questi rapidi momenti destinati a svanire di lì a poco.
Questa iperattività percettiva assorbe i simboli e le immagini circostanti per farne delle visioni, in un processo che richiama alla mente il lavoro del pescatore e pittore astrattista Forrest Clemenger Bess (1911 – 1977): capacità di passeggiare abilmente sulla labile passerella che connette l’astratto con il concreto: in quel limbo dove paesaggi naturali, fatti di cronaca, immagini storiche, luoghi del cuore sono pittoricamente convertiti e resi essenziali a partire da un’immagine che l’artista scompone e ricostruisce assegnando nuovo valore alle forme e ai colori.

© Galleria d'Arte Niccoli e l'artista
È questo il processo capace di restituirci l’ultima lettera di Dimitris Christoulas – pensionato greco suicidatosi in piazza Syntagma – come incredibile commistione fra documento storico e pittura segnica. Allo stesso modo siamo ingannati dall’aspetto prensile del tubolare metallico Waiting in the garden, allegoria dell’attesa letteraria di Godot ma anche immediato riferimento all’appiglio quotidiano di un mezzo pubblico. Una primitivizzazione cromatica e una schematizzazione memori dei lavori di Betty Parsons, celebre artista, gallerista e art dealer americana (1900 – 1982).
Ecco allora che iniziamo a comprendere il gioco di rimandi; tornano alla mente gli archetipi di quelle immagini: dal cervo che perde i suoi palchi alla concrezione di Ambracane, fino allo schianto controllato della sonda DART e così alle fughe radioattive dei gasdotti North Stream. Questi dipinti organicistici e spesso bicromi – un’estetica mutuata dalla pittura di Raoul De Keyser (1930-2012) – ci tornano indietro come fatto reale, spesso nell’immediato rimando del titolo, proprio nel momento in cui ci eravamo convinti di aver negli occhi pura pittura Informale.
Asciuttezza, intuizione e ironia, la stessa che investe il blocco di marmo cosparso di vaselina della serie Faustrecht der freiheit | Il diritto del più forte, il tubolare articolato N.36 Appeso -Rosso- Sospeso (Appunti per una teoria del cinema muto sovietico), o il pallone-spia che esplode in Chinese spy balloon. Una poetica capace di premiare, ancor prima della composizione, l’idea, la forma originaria, l’inizio del processo: l’innesco.