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Sabbia sei e in sabbia ritornerai

Operativa Arte Contemporanea - Un excursus nel significato bifronte di ‘harena’ attraverso il lavoro di Marco Emmanuele.


In principio era il conflitto. Narra lo storico greco Tucidide – nel libro VI dedicato alla Guerra del Peloponneso – che una colonia di greci calcidesi salpata da Naxos (Nasso) circa cinque anni dopo la fondazione di Syrakousai (Siracusa), scacciando i siculi dalle loro terre, fondò due città: Leontini (Lentini) e Katane (Catania). A partire da questo episodio, databile al 728 a. C., la lingua di sabbia che fronteggia e attornia la città di Catania è stata innumerevoli volte attraversata: tiranni, consoli, imperatori, principi, re, papi e perfino i pesanti stivali della 7ª Armata hanno solcato queste rive, senza però riuscire a imprimervi le proprie impronte, pazientemente cancellate dalle dolci onde che accarezzano l’arenile, destinato a tornare una tabula rasa ogni manciata di secondi.

 

Fra le impronte cancellate su queste battigie – da Aci Trezza alla Foce del Simeto, fino a Giarre e Fiumefreddo – ci sono certamente quelle di Marco Emmanuele, artista che a Catania ci è nato e che con il mare ha saputo instaurare un rapporto di peculiare complicità. Paziente ricercatore di stimoli visivi e materici, l’artista catanese si è fatto destinatario degli insoliti doni che la risacca restituisce alla terraferma: residui vitrei di dimensioni, provenienza, levigatura e colori molto differenti fra loro depositati sull’arenile al termine di un lunghissimo viaggio intrapreso chissà dove nel frangersi delle onde. Proprio come l’Odisseo omerico tornato redivivo nella dimora abbandonata vent’anni prima, questi pezzi di vetro ritornano alla propria casa, la sabbia, dopo aver lungamente peregrinato: generate dal surriscaldamento ad alte temperature di sabbia di quarzo e diventate oggetti d’uso quotidiano, queste materie vitree ritrovano la via del mare fino a rimaner abbandonate sul bagnasciuga ormai levigate e trasfigurate dal viaggio.

Raggio_Verde_Apa © Operativa Arte Contemporanea (Photo by Roberto Apa)

 

Marco Emmanuele si incarica di rendere nuova vita a questi corpi residuali, solo apparentemente allo stadio crepuscolare della loro esistenza. Egli è in grado di concretizzare la teorica sovrapposizione fra l’inizio e la fine, fra l’Alpha e l’Omega: tritata fino a diventare sabbia di vetro, la materia viene ricaricata di tutto il suo potere creativo e, da scarto naturale, si fa pigmento artistico. In questa trasformazione si genera un cortocircuito temporale che conduce il residuo-sabbia dalla condizione di materia inoperosa del mondo a componente attiva della storia e della storia dell’arte. La polvere vitrea ottenuta al mortaio o attraverso la moderna tecnica meccanizzata viene rapidamente inglobata in un sistema simbolico nuovo, dove i toni del Medioevo – impossibile non ricondurre i Raggi verdi alle sgargianti tessere musive del catino absidale di Sant’Apollinare in Classe – e del Rinascimento italiano sembrano fare da linea guida per una resa cromatica totalmente imperniata sul dinamico rapporto fra colore e luce naturale.

 

«Noi dalla nave, che fu in secco tratta,
Scesi, e corcati su la muta spiaggia,
Aspettammo dell’Alba il sacro lume».

[Odissea (trad. Ippolito Pedimonte - 1882), Libro XII, p. 331]

 

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Photos by Roberto Apa

 
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