Programmare il tilt
INSIDEART #125 - Le installazioni site specific di Claudia Comte, Giuseppe Gallo e Maurizio Nannucci all’interno del cortocircuito che Hypermaremma genera nel territorio tosco-laziale
Passando per le dune di Ansedonia, all’alba del 16 aprile si è potuto scorgere una sagoma impressa sull’orizzonte di quel tratto di mare: dodici figure in processione portano con sé i simboli di un cosmo archetipico ed eterogeneo, ironico e atemporale. Sono I giocolieri dell’armonia di Giuseppe Gallo, una danza di genìe in acciaio Corten che segna il limbo fra la terraferma e il frangersi delle onde, sulla sabbia calda ma umida che precede di poco l’arenile e che si fa simbolo del transito umano, del viaggio verso l’inesplorato, dell’andirivieni. L’altezza ciclopica di queste figure sollecita l’immaginario escatologico di chi le guarda con un atteggiamento enigmatico tipico dei simboli delle antiche civiltà, che ci appaiono appartenere al luogo dove sorgono come se non esistesse un prima e un dopo alla loro presenza.
All’imponente stazza di queste figure, e alle sapienti mani di Giuseppe Gallo – figura di spicco del panorama italiano contemporaneo e già membro del Gruppo di San Lorenzo –, è stata affidata l’apertura della quarta edizione di Hypermaremma, manifestazione culturale capace di intersecare il territorio della Maremma toscana e laziale con l’arte contemporanea internazionale. Il progetto, guidato da Carlo Pratis, Giorgio Galotti e Matteo D’Aloja, si propone come un vero e proprio cortocircuito innescato dall’incontro fra il la frenesia del presente e l’estrema lentezza che contraddistingue la vita della bassa Maremma. Interventi, performance, opere d’arte scultoree, installazioni ed eventi si configurano come una serie di tilt generati da artisti incredibilmente diversi fra loro.
Ecco allora che alla scultura di Gallo ha fatto presto seguito – il 18 aprile – la performance di Rachel Monosov Impossible meeting point presso la Laguna di Orbetello, nella quale la giovane artista russa residente a Berlino mette in scena l’incomunicabilità di un presente conflittuale e alienante attraverso la poetica del lutto e delle sue fasi.
Photo by Viviana Berti
All’imbrunire del 4 giugno, sulla Rocca Aldobrandesca di Talamone, Hypermaremma darà vita nuovamente ad un cortocircuito col territorio toscano accendendo l’opera Ships that pass in the night di Maurizio Nannucci. Il minimale lettering al neon blu dell’artista fiorentino, installato sull’avamposto medievale di XII secolo a picco sulla costa, si configura come un ribaltamento della semantica del faro: invece di segnalare la terraferma al navigante, l’opera invita chi la osserva a portare l’occhio sull’orizzonte notturno del mare, alla ricerca di quei lumi in movimento che sono, per l’appunto, Le navi che passano nella notte. In questo modo, l’opera – concepita già nel 1972 su un unico piano, come gran parte della sua produzione degli esordi – funziona come evocazione dell’esperienza riflessiva e solipsistica dell’alienante mondo contemporaneo: l’ibridazione fra codice comunicativo e immagine, i labili confini fra realtà e visione, fra tempo e spazio.
Ri-assegnando un valore alla fortezza, quest’opera, così come I giocolieri dell’armonia di Gallo, si configura come luogo d’incontro e di scambio con la storia di queste terre, in un’ottica di spazio condiviso e collettivo.
All’artista piombinese Francesco Cavaliere è affidato il successivo intervento – il 25 giugno –, sonoro e performativo, sull’Antica Città di Cosa, nei pressi di Ansedonia.
Immaginando gli interventi di Gallo e di Nannucci come vertici di un triangolo che mette in connessione il mare, il confine e la terraferma, l’ultimo atto di questa straordinaria simmetria è realizzato dall’artista svizzera Claudia Comte...
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