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Progettare la poesia

Luce e suono. L'utopia di Piero Fogliati - exhib. cat. Milan, Lorenzelli Arte, February 24 - May 7 2022 - together with Galleria d'Arte Niccoli - other writings Roberto Borghi, Paolo Fogliati, Giuliano Gori, Giuseppe Panza di Biumo, Volker Feirabend, Daniela Castellucci, Francesca Riccioni


Quando ci si imbatte nei disegni di Piero Fogliati – chiamati, per la metodicità e la dedizione con cui li realizzava, fissazioni – si ha sin da subito l’impressione di trovarsi di fronte a una piacevole ibridazione fra lo schizzo progettuale di un ingegnere e il bozzetto di un maestro avanguardista del Novecento.


Fissati al rigido supporto che fa loro da cornice, questi fogli di carta dall’aspetto materico e vissuto gettano luce non tanto sulla metodologia operativa dell’artista astigiano, quanto sulla poliedricità della sua figura: macchine innescate dagli elementi naturali vengono assorbite dal mondo circostante in una sorta di danza della vita messa in scena dal tratto gentile e schematico dell’artista, che con pochi accenni di matita mette su carta i giocosi dettagli realizzativi che stimolano l’immaginazione dell’osservatore.


Formatosi pittore astratto-informale negli anni Cinquanta, il suo interesse verte subito verso il desiderio di “piegare” la luce. Da questa volontà prendono vita le prime sperimentazioni sul filtraggio del reale: retine metalliche o in nylon adagiate su supporti differenti fungono da nuovo punto di vista del mondo. In tal modo nasce il seme della sua dedizione al “circostante”, al reale visivo, sonoro, percettivo che ci circonda: Fogliati vuole porre l’uomo al centro dei suoi processi, in grado di innescarli nell’interazione con l’ambiente e di goderne gli effetti, quegli esiti a lui tanto cari sempre spiegati nei suoi disegni.
E mentre egli realizza opere tanto distanti dal concetto accademico di Arte nei materiali e nei risultati, parallelamente coltiva il suo lato artistico più tradizionale iniziando, nella seconda metà degli anni Sessanta, a fissare a matita le sue idee e le sue creazioni. Dalle Latomie, agli Ermeneuti, fino ai Prismi meccanici e ai Fleximofoni per arrivare ai progetti di portata ambientale come l’Auditorium a rumore e la Fontana ludica, ogni cosa trova posto all’interno del foglio di carta per testimoniare l’attuabilità della sua visione.

Catalogo_Fogliati_Lorenzelli © Lorenzelli Arte


Ora il vento, ora la pioggia, ora un fiume si fondono con le sue macchine fatte di cavi, pulegge e circuiti che sollecitano l’animo giocoso di chi osserva e destano lo stupore e la meraviglia tipici di chi ancora non conosce il disincanto: l’ooh dell’infante estasiato, esclamazione riassuntiva dell’intera poetica di Fogliati. Perfino nel realizzare i propri autoritratti – intitolati ironicamente Il sognatore – l’artista di Canelli utilizza i “ferri del mestiere” come disegnativo del progetto ingegneristico che è in realtà il suo stesso volto.


A questo aspetto materico e poetico – e in proposito non può non saltare all’occhio il suo nome completo, Pier Virgilio – che assumono i disegni di Fogliati, concorre il trattamento che egli riserva ai fogli di carta: ammorbiditi con l’ausilio dell’acqua egli ne lavora la superfice passandovi sopra le dita e creando uno sfumato che si avvicina a un certo modo di disegnare adottato da Paul Klee fra la prima e la seconda decade del Novecento.


Verso la fine del decennio Novanta e con sparute occasioni precedenti, Fogliati giunge perfino a colorare alcuni dei suoi disegni, nello specifico quelli raffiguranti le creazioni ormai ultimate: attraverso l’utilizzo del colore egli dimostra la realizzabilità dell’utopia e si concede il lusso di tornare pittore a tutti gli effetti.
Diario per immagini della sua intera produzione, il corpus di disegni di Piero Fogliati apre numerose strade interpretative: espressione poetica della sua progettualità, impianto teorico di un proto-ecologismo ante-litteram, giocosa descrizione di macchine stupefacenti, platonico dialogo con una natura accogliente al punto tale da farsi madre delle sue creazioni.
Assurge a esempio di questa simbiosi la produzione su carta dell’artista realizzata nel primo decennio del nuovo secolo. Ormai fiaccato da una lunga malattia e costretto nel suo letto, egli fa tesoro dei momenti di lucidità per proseguire il suo dialogo con il mondo. Una Vegetazione sonante del 2002 mostra l’armonica ibridazione fra la macchina e l’elemento naturale: steli culminanti in foglie dalla forma affusolata che ricordano delle eliche sorgono dallo stesso terreno di cavi e manovelle. La natura ha deciso non solo di convivere, ma di produrre essa stessa le opere di Fogliati, come accade nel disegno per una Sorgente di acqua fantastica realizzato nel 2008; estremo slancio di vita di un’artista ormai al crepuscolo di un’avventura straordinaria.
L’utopia è così finalmente realizzata, consegnata ai posteri per farne guida teorica, ma non troppo, verso l’idillio della Città fantastica.

 

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Photo Courtesy Lorenzelli Arte

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