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Di sabbia, nebbia e altre avventure marine

MARCO EMMANUELE - LA LUPA (PANORAMA) AT GALLERIA DANIELE AGOSTINI IN LUGANO - MAR 17 - APR 29 2023 - WRITTEN CONTRIBUTION - GALLERIA DANIELE AGOSTINI


Se vi trovaste – raro caso - sulle coste siciliane in un giorno di primavera in cui il caldo vento africano sferza un mare dalle acque ancora gelide è probabile che vi si parerebbe di fronte una lupa. No. Non siete lontani dall’idea comune che questa parola ci rammenda riguardo il celebre mammifero predatore. La lupa di mare infatti, una irta nebbia generata dal contrasto fra i caldi venti africani e le ancora fredde acque mediterranee, deve il suo nome agli ululati che le imbarcazioni producono per segnalare la propria presenza all’interno di questo banco di invisibilità.

 

La_Lupa_ME_Daniele_Agostini

© Galleria Daniele Agostini (photo by Mattia Angelini)


Marco Emmanuele (Catania, 1986) da sempre con quel mare ha avuto un filo diretto, un rapporto privilegiato: vuoi perché il suo lavoro ha origine dalla tritatura manuale – o meccanica – dei residui vitrei che il mare rende alle sue coste; vuoi perché da questa sabbia vitrea egli è in grado di creare immagini astratte di paesaggi naturali e floristici, l’artista rende questa materia inerme un organismo vivo in un altro campo semantico, quello dell’arte. Stesa sul supporto ancora calda, la sabbia di vetro è rapidamente spatolata sulla tela in quei pochi minuti che precedono la solidificazione. Da quel momento, nei 2/3 giorni – che poi è anche il tempo massimo di manifestazione della lupa – successivi, Marco Emmanuele lascia seccare l’impasto nell’attesa di mettere finalmente le mani sulla tela. In quel momento si manifesta la lupa: coltri bianche, rosate, verdi invadono lo spazio dell’immagine nascondendoci quanto prima creato. I panorami dapprima raffigurati vengono adagiati, nascosti, coperti da questo granuloso impasto di vetro e sale che, tornando a cristallizzarsi una volta raffreddato, non permette ai nostri occhi di confermare l’immaginazione di quel che c’è sotto. Foglie di cactus, d’origano, di basilico, paesaggi marini, tagli stretti di vedute floreali vengono destinati a vivere al di sotto di questa nuova grana che invade le concavità lasciate nella prima stesura e vi trova dimora, aggrumandosi e sfumando.


Qui e lì affiora la tela, talvolta per simulare una nebbia dal taglio netto e angolare, talaltra per richiamare l’esistenza di un fondo, di un supporto sul quale si origina tutto quel che la sabbia vitrea fa accadere. Paradosso di quella morbidezza di tatto è la durezza formale che affiora, in totale antitesi alla materia granulosa, così dura al tatto ma così morbidamente adagiata. Di qui l’ennesimo legame con la lupa, dolce coltre densa che nega saldamente i panorami retrostanti.

 

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Photos by Mattia Angelini

 
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